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Archive for giugno 2010

Finestra sulla poesia inglese

Quarta finestra: Gran Bretagna!
Poesia britannica: Moniza Alvi (Lahore, 1964)

“Moniza Alvi, scrittrice nata nel 1964 a Model Town, distretto di Lahore, ed emigrata a seguito dei genitori nell’Hertfordshire inglese a soli pochi mesi, ha di recente messo a fuoco inclinazioni inedite della lente bifocale con cui si possono vivere “i propri passati”, modulando una scrittura che – come nella migliore poesia performativa di impronta transculturale, translocal – ha fin dall’inizio indagato il dislocamento come sensazione prima di tutto fisica, corporea. Centrale alla sua riflessione è ciò che lei stessa, nella raccolta d’esordio, chiama il paese alle spalle […] Nodo della riflessione poetica di Alvi è sempre stato il fatto che la lingua, tendendo alla descrizione di ciò che è e non è paese straniero, il Pakistan, si faccia veicolo di un contatto in parte reciso con quel primo mondo. Si ha l’impressione che esista una divisione fittizia, da superare, tra un passato (quello conosciuto dai genitori a Lahore) e un presente (quello incontrato durante il viaggio) “lì” e un presente “qui”, inscritti nella sua esperienza immediata, nella sua esperienza di scrittrice inglese:

Queste sono le lingue che cerco di toccare
come se la lingua fosse un polpastrello
che accorda con grazie le volute
all’eco dei suoni.

Mi presento a due lingue,
ma ce ne sono così tante – di abitudini,
di comportamento, di cortesia
[The country at my shoulder, 1993]

[…] Dopo tante variazioni sul tema del corpo “liquido”, ci troviamo di fronte a una raccolta, Europa, improntata a immagini di lacerazione, divisione, violenza. Il tema del conflitto, percepito attorno a sé e in sé, assume una rilevanza inedita […] La sezione iniziale di Europa, Europe and the Bull [Europa e il Toro] riprende, a forti tratti pittorici e narrativi, la storia di Europa tramandata dai classici […] Nella silloge di Alvi, l’idillio che precede la scena dello stupro è rievocato suggestivamente con un fraseggio flessuoso e un lessico sensuale:

le amiche erano lì – e poi svanirono,
sfumate come un’infanzia.
Si avvolse nelle loro voci,
e le ripiegò sotto le braccia.

[…] L’intuizione che sta alla base di Europa è è trasportare verso un piano più generale e storico le vibranti immagini di violazione […] L’inquietudine di Europa viene perciò traslata nell’età contemporanea […] Una voce maschile proviene direttamente dalla storia dei conflitti mondiali che creano il “presente passato” della terra cui Alvi è approdata: l’Europa […] Un io perduto che ci parla del trauma della seconda guerra mondiale, e che Alvi rende con delicatezza, creando così un controcanto al lamento di Europa […] La malleabilità del dettato, il dialogo tra registri, il rilievo psicologico dato da una lingua improntata a una nuova fisicità “ferita” le permettono di affrontare un presente “in bilico” e il passato mai conosciuto ma «tinto di rosso oltre il grigio dell’orizzonte» della sua terra adottiva”.

V.

Più morbida si scioglieva
accasciandosi sulla sabbia.
E una bestia avanzava verso di lei
trascinando dietro di sé il mare –
il passo lieve di chi danza,

bianco come un macigno,
una montagna innevata,
come la vela di una barca,
come una bugia.
Bianco d’orchidea,
bianco di viole,
bianco di rose,
no, non bianco affatto.

Un toro graziato dalle preziose
corna d’oro, scintillante l’una
ad eclissare l’altra.


Trattengo il fiato in questo paese dal passato triste

Trattengo il fiato per paura di dire la cosa sbagliata.

Trattengo il fiato per ammirazione.

Perché tutto indica l’hinterland
la generosità della sua gente,
la ruvidezza del freddo
le stanze surriscaldate
il panetto della casa, svuotato e inzuppato.

E a volte tutto questo parlare sembra delicatamente
configurato attorno a un silenzio.

Non riesco nemmeno a immaginare come un popolo
intero possa essere così crudelmente punito.

Lento, lento il presente
scivola tra le mani del passato.
E allo scatto dell’interruttore

è rosso e non grigio che intravedo
al di là della coltre leggera della neve.

Sulla strada principale, sotto luci natalizie
si appostano lupi, linci e orsi bruni
delle foreste, e persino loro
hanno pensieri, dolori e orgoglio.

Da: Europa (2008)

Tratto da: Cinzia Mozzato, In pace e in guerra: Europa di Moniza Alvi in: Hebenon (2009), 3-4, pp. 17-26.

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Finestra sulla poesia croata

Terza finestra: CROAZIA!
Poesia in croato: Ivana Bodrožić (Vukovar, 1982)

“In Croazia, nel 2007, sono state pubblicate ben otto antologie di poesia, di cui quattro trattano della poesia contemporanea […] Quasi quotidianamente le rubriche culturali dei maggiori quotidiani croati riportano notizie legate all’ambito poetico, il fenomeno è presente nei siti internet, ma pare azzardato parlare di un revival poetico, come accade anche nel caso serbo, solo per l’esistenza di un mercato di nicchia che segue la poesia e la studia […] La generazione del 2000 porta una sana ventata sulla scena poetica croata. Marko Pogačar e Ivana Bodrožić sono due nuove voci, presenti nelle antologie e nelle raccolte poetiche, rappresentanti onnipresenti della scena croata nei portali letterari di tutta l’area dell’ex Jugoslavia […] La raccolta di Bodrožić, intitolata Prvi korak u tamu [Il primo passo nel buio, 2005], viene presentata come un diario intimo della maturazione e della crescita, una riconquista esistenziale, che pone al centro il tema della guerra e della perdita. Dalle scarne informazioni biografiche reperibili sulla giovane poetessa, si intuisce facilmente la scelta di tali tematiche: Bodrožić a soli nove anni dovette lasciare la sua città natale, Vukovar, caduta nelle mani serbe, per passare i difficili anni dell’adolescenza all’interno di un campo profughi della Croazia settentrionale. Il primo passo nel buio è il primo verso del suo libro, che accentua l’importanza di un nuovo inizio, nonché dello spazio immerso nel buio, rappresentato dall’esodo dalla sua città, dalla scomparsa e dalla conseguente perdita del padre nella guerra, dal trauma della classificazione e dello smistamento della gente comune in categorie contrapposte, «quali noi/loro, amici/nemici, io/altro, nonché della perdita di un orizzonte fatto di certezze e abitudini» (Miroslav Mićanović). Tutto ciò avviene senza facili ricorsi a salti nella retorica della poesia patriottica e al linguaggio dell’odio. Al contrario, è proprio un’espressione delicata, ancorata alla vita quotidiana e ai piccoli gesti compiuti in questo contesto, il timbro caratteristico della poetessa”

Camera 325

I traduttori si riservano il diritto
di non tradurre il termine.

Il mondo accade intorno a me.

Io vivo in albergo
e ogni giorno quando vado a scuola
lascio la chiave alla reception
nella casella 325
un po’ più piccola della camera in cui viviamo
mamma, fratello e io,
il televisore che
forse un giorno
ci dirà dov’è il mio papà.
Fino ad allora, tre di questo e tre di quello;
letti, tazzine, cucchiai,
Padre, Figlio e Spirito Santo,
e vigliaccamente compriamo
tre di questo e tre di quello
come se non contassimo più
su di lui.
E il cuscinetto per sedersi
è fatto dalla pelliccia
della sua giacca che
la zia ha salvato da Vukovar,
pressoché è tutto qui,
nessuno,
nessuno salverà
la mia mamma,
lei, nel piccolo bagno
della camera 325
continuerà a scrivere per anni le lettere al mio papà
che è DISPERSO.
Questo è il termine ufficiale.

Da: Il primo passo nel buio (2005)

Tratto da: Neira Merčep, Il triangolo poetico tra Belgrado, Zagabria e Sarajevo in: Hebenon (2009), 3-4, pp. 145-55.

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Sabato 26 giugno – ore 12.00
Café au Livre – via degli Zabarella 23, Padova


Hebenon IV serie nn. 3-4

Presentazione degli atti del convegno 2008
del gruppo Giovani Europei,
pubblicati nel numero speciale di “Hebenon”,
rivista internazionale di letteratura.

I poeti Luigi Nacci (1978) e Francesco Terzago (1987)
presenteranno il volume e declameranno versi dalla propria opera.

Scarica la locandina
Leggi la presentazione del volume di Cinzia Mozzato
Visita il sito della poesia performante in Italia

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Finestra sulla poesia galega

Seconda finestra: GALIZIA!

Poesia in galego: Miro Villar (Cee, 1965)

“In un’epoca tra le più fertili della storia letteraria in galego, in cui ogni lettore può trovare una poetica che gli è congeniale, il ‘neotradizionalismo’ di Miro Villar è uno dei molti stili e registri poetici che danno forma a una ricca polifonia, preziosa proprio per la sua fertile eterogeneità […] Noi possiamo dire che la voce innamorata di Miro Villar è lontana dall’essere quella di un romantico passionale, così come l’abbiamo sentita negli ultimi due secoli. La sua voce è quella di un ‘filologo’ nel senso etimologico più letterale del termine. La passione di Miro si percepisce in ognuna delle sue parole, in quella nostra lingua che si rinnova e ricrea ad ogni verso, e nella letteratura galega, portatrice a partire dalla lirica medievale di quel passato di assenze che rinasce nel poeta nel 1990 […] La proposta poetica di Miro Villar si basa su due pilastri ben fermi: una solida costruzione formale e un continuo riferimento alla tradizione […] Darío Xohán Cabana scrive nel Prologo: ‘Stupisce la rigorosa volontà di forma che c’è in questo libro, la premeditazione di scrittura’. Premeditato, ma al tempo stesso perfido: 42 décimas de febre (1994) contiene 4 quaderni di 10 sonetti, più un Prologo e un Epilogo fino ad arrivare alle 42 décimas de febre, evidentemente in eccesso […] Anche in questo caso [Equinoccio de Primavera, 1997] troviamo l’amore come forza catartica, ma mescolata a un certo culturalismo e alla denuncia sociale che fanno dei sonetti una carrellata di personaggi sradicati, di cui la maggior parte soffre di un processo decostruttivo prossimo a una delle linee più seguite nell’estetica dei poeti contemporanei, specialmente delle poetesse: la rottura del mito e delle immagini patriarcali […] Questo paesaggio [campagna, la terra conosciuta, opposta alla città], in special modo il mare di Finisterre, è visibile in tutta l’opera. Villar ci conduce spesso alla ‘fine del mondo’, non solo per il suo legame profondo con quella terra, ma anche per la sua valenza simbolica:

Perdo salnitro in occhi che si perdono nell’immenso

sapore d’una amarezza così grande, così enorme

come quell’orizzonte che si stende sulle labbra

del mare, non dico niente, non possiedo parole

per scrivere resoconti di naufragio nel diario

[…]

restituisco insoddisfatto ogni parola all’acqua

e come il marinaio riconosco nell’attesa

un’amicizia, guardo di nuovo il mare nella piena

di quest’alto flusso, sento come sale la marea

del livore che turba ogni poro in silenzio.

[Trad. Giulia Lanciani, in Il cammino di Santiago. La giovane poesia d’Europa, Meltemi, Roma 1997]”

Se talvolta dovessi aspettare tra filo

e tessuti, non essere Penelope che tesse

e disfa i ricami appena annotta.

Ulisse non esiste, fu verso fugace.

Se talvolta dovessi aspettare tra filo

e tessuti, non essere Arianna che offre

di uscire dal labirinto mortale a chi dimentica.

Teseo non esiste, resta solo la sfida.

Se talvolta dovessi partire come Odisseo

preferisco tornare sempre vinto a Compostela.

Non m’importa la sconfitta se tu mi identifichi.

Se talvolta dovessi andar via come Teseo

non sarà Artemisia flusso del mio Sarela.

Non m’importa di esser fango se tu mi purifichi.

[Trad. Filippo Bettini e Armando Gnisci, in Forse, questo è il confine. La giovane poesia d’Europa nel 1998, Meltemi, Roma, 1998]

Tratto da: Maria Cendan Rojo, Nuovi atteggiamenti nella poesia galega: Miro Villar, in: Hebenon (2009), 3-4, pp. 37-48.

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Apriamo la prima finestra sulla poesia contemporanea, e iniziamo a Nord: NORVEGIA.

Poesia in norvegese [varietà nynorsk]: Kristin Auestad Danielsen (Tòrshavn, 1981)

“La raccolta si può pensare come una lunga canzone d’amore che ci parla del rapporto tra l’io scrivente e la lingua in cui scrive, il nynorsk (e tutto quello che simboleggia). Un rapporto quindi d’amore, in primo luogo, ma allo stesso tempo difficile, contraddittorio, anche doloroso […] “Questa raccolta di poesie ha un obiettivo:/ impedire che Siv Jensen diventi il prossimo primo ministro”. Jensen è leader del Partito del Progresso, destra populista e xenofoba […] che ha nel proprio programma l’eliminazione dell’insegnamento obbligatorio del nynorsk nelle scuole […] L’autrice si scopre un po’ “eccitata”, perché in fondo la condizione di scrittrice di una lingua discriminata può anche essere attraente, una fonte d’ispirazione tragica […] E così l’obiettivo della raccolta può tornare ad essere, con una più forte carica simbolica: “impedire che il nynorsk sparisca” […] L’uso della personificazione non è un tratto isolato, ma si inserisce in un più ampio contesto di concretizzazione/materializzazione che caratterizza l’intero componimento. Così Danielsen sceglie, per esempio, di esprimere il mondo di valori, simboli, ricordi che si coagulano intorno al nynorsk con un lungo elenco di oggetti simbolici, un prezioso baule di ricordi, in cui ritrovare radici e identità:

Pastelli a cera, radio, bigodini, merda, giochi in scatola, piatti marroni […] maglione di lana bucato che puzza ma in modo lanoso

ma anche a rischio di trasformarsi in una zavorra che àncora al passato e impedisce di andare avanti, di evolversi:

Quando smetteremo di andare in giro in vestiti che hanno vissuto la guerra, che hanno preso parte ai movimenti di massa? Siamo movimenti, siamo movimenti.”

Il nynorsk piange. Il nynorsk ora ha muschio fra i capelli.

Accarezzo il nynorsk sulla guancia deliziosa. Fresca guancia fredda.

Il nynorsk non vuole farmi vedere questo piangere e piega la testa.

Il nynorsk riempie il cuscino di pianto. Il nynorsk giace sul letto in pieno giorno.

Riprendersi, adesso. Il nynorsk fa una pausa e mangia.

Provo a cominciare una conversazione, ma va a finire in pianto e dentro

in camera di nuovo.

Il nynorsk piange e grida: Io non sono un bambino!

Io voglio coccolarlo, ma il nynorsk si irrigidisce.

Vuoi restar da solo?

Il nynorsk ha le lentiggini, e i capelli si sono incollati alla guancia, e ben dentro questo odore di pianto il nynorsk dice di sì nel suo splendore spietato.

da: Nynorksen (2007)

Tratto da: Federico Aurora, Norga, Noreg & Norge. Le diverse lingue della poesia in Norvegia, in: Hebenon (2009), 3-4, pp. 83-96.

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