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Archive for luglio 2010

Quinta finestra: Polonia!
Poesia in polacco: Tomasz Różycki (Opole, 1970)

“Tomasz Różycki è stato poeta amatissimo nelle nicchie di intenditori fin dal debutto, tanto che il suo passaggio al rango di poeta pluripremiato a qualcuno parve una sorta di tradimento – e qui bisogna aprire una parentesi per spiegare che la discussione letteraria in Polonia è vivace sia dentro che fuori dalle università, specialmente per quanto riguarda la poesia. Escono circa ottocento libri di poesia ogni anno […] [La] prima raccolta […] porta […] il titolo Vaterland. È un titolo, questo, provocatoriamente ironico: la regione di Opole, che apparteneva alla Germania, dopo il 1945 si ritrovò dentro i nuovi confini della Polonia e fu ripopolata dagli abitanti di città ex-polacche, come Leopoli, che a loro volta si erano ritrovate dentro i confini dell’Unione Sovietica […] La “patria” di Różycki […] è «un luogo volante, che non esiste» […] Il senso di non appartenenza era […] uno dei temi portanti di Vaterland. Nell’inquietudine da esso dettata si fondevano in modo molto suggestivo una trama storico-geografica ed un’altra più metafisica, soggettiva. Si veda la poesia che dà il titolo alla raccolta:

Marzo, la stagione del regno dei grassi venti
da oltre l’Oder. Risuonano tra gli ontani e i cespugli
le divinità germaniche. Un po’ dormo, un po’ leggo,
ma continuo a rinviare la fine a domani, al giorno

in cui verrà la primavera e getterà una torcia in mezzo
ai miei sogni. Un po’ dormo e un po’ cammino nel sonno
lungo il fiume e cerco di vedere se già quella barca è
approdata alle sponde sbavate dalla nebbia. Già?

È infantile, è weltschmerz, un chicco di sale
sul fondo di cenere della città bruciata, che
porto in una scatola di cerini. Non farti ingannare
dai venti, ché ti prendono, ti portano via e ti gettano

da qualche parte nei boschi, tra i grugniti di floride teutoniche,
tra le urla dei gufi. Sono qua da molto, un po’
dormo e leggo. Non te l’ho detto, ma
spesso mi sveglio in questa barca vuota, in mezzo

al fiume, e ti cerco con lo sguardo sulla riva, tra la nebbia.

[…] Molte […] poesie di Różycki hanno in comune un movimento molto caratteristico, che si potrebbe definire come una sorta di viaggio verso un luogo indefinito, che tuttavia alla fine del testo il poeta in qualche modo ha raggiunto. Ma dove sia quel luogo e come il soggetto vi sia arrivato – questo è davvero difficile dirlo […] La poesia di Różycki non si limita a reinventare una geografia che non è quella delle nostre “mappe false” («Freud ha sognato / di scoprire una terra che non c’era / sulla mappa e per la quale ora non c’è più posto»), ma mostra un quotidiano nel quale si possono attraversare le pareti di stanze che hanno cinque angoli, dove gli oggetti perdono solidità e «il tempo non conosce confini» […] Scrivere poesie è come un virus, che rende il poeta «un vago spettro / eternamente insonne». La lingua è uno strumento che il poeta non riesce a dominare del tutto. Essa non crea, anzi annichilisce, lascia soltanto «deserti spazi» […] Tuttavia, se usata in modo imprevedibile, essa può essere anche un antidoto contro il nulla”.

Mappe false

Lungo volo senza radar. Portato
su una nuvola in un posto remoto
atterra sul confine dei tre mondi.
La notte tocca il ghiacciaio alpino

poggia la lingua in seno al Jungfrau
e un fiume verde che scorre in città
gli parla e schiuma. Dei tre mondi due
li conosce, il terzo è nella nebbia,

chiuso nel tuo medaglione, nella muffa
dentro la noce. Controlla ogni giorno
con la lingua il destino di chi dorme
in fondo al fiume verde, fa il turista,

l’appassionato d’arte, compra mappe,
vi cerca un luogo, un refuso, un paese falso.

maggio 2005

Da: Colonie (2006)

Tratto da: Leonardo Masi, Segni nella nebbia. Appunti sulla poesia di Tamasz Różycki, in: Hebenon (2009), 3-4, pp. 157-65.

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